Nel
Settecento Napoli era universalmente riconosciuta come la
capitale dell'opera in Europa. I viaggi italiani di Mozart
non potevano dunque non contemplare una tappa partenopea;
grazie alla puntuale corrispondenza mozartiana abbiamo la
possibilità di ricostruire piuttosto precisamente i
dettagli del rapporto dei Mozart con la città, di ricollegare
i commenti del giovane ma già acuto e critico Wolfgang
sulla musica che ascoltava, di capire il contesto che ha nutrito
l'esperienza musicale del giovane salisburghese.
Ma ‘Napoli’ per Mozart non significa solo il contatto
in loco: i musicisti napoletani, soprattutto nella
seconda metà del secolo, avevano ormai colonizzato
l'Europa intera, e di ascendenza napoletana era in gran parte
la musica che si ascoltava a Londra, a Vienna, a Monaco, a
Madrid e finanche a San Pietroburgo. Per un musicista 'metabolizzatore'
come Mozart, in grado di assorbire e rielaborare prodigiosamente
ciò che i contesti in cui si trovava gli offrivano,
la lezione napoletana intesa in senso più lato è
stata sicuramente uno dei contributi fondamentali.
Negli ultimi anni inoltre la musicologia ha messo sempre più
in evidenza come le radici di quello che chiamiamo comunemente
'lo stile classico' affondino in gran parte nell'elaborazione
stilistica dei compositori d'opera napoletani dagli anni '20-'30
del Settecento in poi; dunque non il solo Mozart grazie ai
suoi viaggi e contatti diretti, ma tutto il suo ambiente ha
ricevuto impulsi decisivi da quella effervescente fucina di
idee musicali che fu la Napoli settecentesca, in gran parte
ancora assai poco conosciuta al grande pubblico. Il Festival
'ripescherà' dunque in parte repertorio inedito o di
raro ascolto – ma vivace e di immediata comprensione
–, proposto con organici piccoli nelle splendide cornici
dei palazzi nobiliari e delle chiese del territorio, tratto
anche dalla produzione napoletana precedente e contemporanea
a Mozart. Anche il roveretano Giacomo Gotifredo Ferrari, per
inciso, era di formazione musicale napoletana.
Un altro aspetto interessante è lo sviluppo artistico,
letterario e musicale del topos della napoletanità,
che si può ritrovare trasversalmente in diverse manifestazioni
musicali e soprattutto teatrali; ricordiamo l'ambientazione
napoletana di Così fan tutte, o il colore
che si dava a composizioni di generi più domestici
come le canzonette, oppure ad alcuni pezzi strumentali.
Tutto questo rende particolarmente interessante un confronto
tra la produzione napoletana di musicisti come Domenico Scarlatti,
Jommelli, Paisiello, Traetta, De Majo, Anfossi, e quella di
Mozart e dei classici viennesi; una sintesi delle due 'scuole'
tutta particolare, ma com'è universalmente noto efficacissima,
sarà più tardi rappresentata da Gioachino Rossini:
operista 'napoletano' d'adozione e d'eccellenza, ma chiamato
'il tedeschino' dai propri contemporanei per l'evidente impronta
derivatagli proprio dallo studio di Mozart e dei classici
d'oltralpe.
La tradizione musicale napoletana non ha perso nel tempo la
capacità di stimolare la creatività musicale
e teatrale: pensiamo soltanto a esperienze come quelle della
Nuova Compagnia di canto popolare, al teatro di De Simone,
ai Bennato; la 'napoletanità' è un concetto
parlante anche per molti musicisti non italiani; ritmi e danze
legate al mondo dell'antico Regno di Napoli affascinano e
attirano ancor oggi un pubblico molto eterogeneo, e si dimostrano
ricchi di vitalità. Il tema 'Napoli' appare perciò
capace di sollecitare il rapporto tra tradizione, presente
e futuro che da alcuni anni rappresenta una delle linee portanti
del progetto artistico del Festival, come pure di riproporre
la forza della cultura musicale come potente collante tra
la tradizione mediterranea e l'area centroeuropea, tra le
quali Rovereto e il Trentino si collocano come porta di passaggio
naturalmente privilegiata.
Il direttore artistico
Angela Romagnoli |