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La musica per organo nell'Italia di oggi sembra essere un
repertorio di nicchia, nonostante la nostra imponente tradizione
sia dal punto di vista delle scuole organarie, sia per quanto
riguarda la pratica dei secoli d'oro della nostra civilità
musicale. Nel passato la formazione di un buon compositore
passava quasi sempre dall'organo; lo strumento aveva un ruolo
importante nella musica da chiesa ma anche in quella da camera
o in teatro, in Italia come oltralpe. Un concerto d'organo
dunque non è un'occasione per proporre a pochi eletti
il pensiero altrettanto elitario di un nugolo di compositori
legati ad una particolare sensibilità spirituale, ma
una finestra aperta su un mondo di suoni policromo e multiforme
anche nelle scelte di generi, forme, approcci stilistici.
Seguendo il filo rosso della XXIIa edizione del Festival,
il programma odierno ruota attorno ai compositori di cui si
celebrano gli anniversari, mettendo in dialogo autori, interprete,
strumento e musiche, alternando composizioni originali a trascrizioni,
permettendo così di esplorare una porzione di storia
della musica tra Sette e Ottocento dal pulpito, significativo,
del ‘re degli strumenti’.
Georg Friedrich Händel (1685-1759) cominciò la
carriera come organista a Halle, sua città natale,
e fu molto famoso in vita come esecutore all’organo
e al cembalo. Anche a Roma si guadagnò stima universale,
esibendosi poco dopo il suo arrivo all'organo di San Giovanni
in Laterano e, quando ormai apparteneva al mondo musicale
capitolino, gareggiando a casa Ottoboni con un altro grande
virtuoso della tastiera, Domenico Scarlatti. Questi ebbe la
meglio al cembalo, ma all’organo l’abilità
del Sassone fu da tutti riconosciuta indubbiamente superiore.
I Concerti op. IV sono uno spaccato dell’idioma organistico
haendeliano: pagine dalla notevole freschezza inventiva, esibiscono
passaggi di non celato virtuosismo tastieristico, spesso volti
a mettere in luce sonorità meno consuete dello strumento
o a riprodurre sull’organo sonorità di derivazione
extramusicale (emblematico è il celeberrimo Il cucù
e l’usignolo HWV 295). Il Concerto in Fa maggiore HWV
293 fu eseguito nel 1735 a Londra assieme ad una ripresa dell'oratorio
Deborah, com'era uso; Händel ricavò il materiale
musicale dalla sonata per flauto dolce op.1 n. 11 HWV 369,
secondo la sua tipica pratica dell'autoimprestito.
Joseph Haydn (1732-1809) è compositore arcinoto; il
suo catalogo tuttavia abbonda di piccole golose curiosità
meno praticate. Un aspetto poco conosciuto ma interessante
nella sua enorme produzione è ad esempio rappresentato
dalle composizioni per Flötenuhr, ovvero per piccoli
organi a canne associati ad orologi in cui la musica veniva
eseguita da sistemi di rulli o cilindri appositamente predisposti.
A Vienna per tutto il Settecento si diffuse ampiamente la
moda per questi strumenti, utilizzati sia per eseguire arrangiamenti
di ouvertures d’opera, di arie, marce e musica da danza,
sia per riprodurre brani composti appositamente per essi.
A noi sono giunte 32 composizioni (tra cui i brani in programma)
che Haydn scrisse per gli strumenti costruiti da Joseph Niemecz,
il bibliotecario degli Esterházy; recentemente, inoltre,
in quattro strumenti superstiti di Niemecz sono stati ritrovati
anche quattro cilindri con ‘incise’ composizioni
originali di Haydn.
Johann Georg Albrechtsberger (1736-1809) dopo gli studi di
organo e composizione cominciò una progressiva ascesa
lavorativa che culminò nel 1793 con la nomina a Kapellmeister
presso la cattedrale di S. Stefano a Vienna: si trattava,
allora, del più prestigioso incarico all’interno
dell’impero per un musicista di chiesa. Albrechtsberger
fu compositore molto prolifico e talentuoso organista; l’amico
Mozart lo considerava un modello sul quale misurare gli altri
organisti. Nonostante questa straordinaria fama come strumentista,
Albrechtsberger esercitò il suo più grande influsso
sui contemporanei in qualità di insegnante e teorico.
Haydn lo considerava «il migliore insegnante di composizione
fra tutti gli attuali maestri viennesi», e fu lui stesso,
nel 1794, a mandare il giovane Beethoven a lezione di contrappunto
e composizione da Albrechtsberger. Le sue composizioni organistiche,
come il Preludio e Fuga in Sol maggiore op. VI/4 e i 3 Themata
vel Praeludia in la minore in programma stasera, per la loro
impostazione contrappuntistica e l’equilibrio formale
si ispirano alla tradizione tedesca di compositori come Mattheson,
Kirnberger e Bach, dei quali Albrechtsberger fu grande studioso.
Come sopra accennato, Wolfgang Amadeus Mozart (1756-1791)
fu amico e sincero estimatore di Albrechtsberger, e negli
ultimi mesi di vita si interessò all'impiego di maestro
di cappella di S. Stefano che sarebbe poi toccato al più
anziano collega. In quello stesso periodo, poco prima della
prematura morte, Mozart scrisse una pietra miliare nella storia
del teatro musicale: Il Flauto magico (Die Zauberflöte).
Dietro la superficie di una trama apparentemente ‘fiabesca’,
il Singspiel nasconde in realtà profonde allegorie
filosofiche e allusioni ai rituali di iniziazione, di elevazione
spirituale e ai valori della massoneria viennese di quegli
anni, con la quale erano in contatto in vario modo e a vari
livelli le maggiori personalità della vita culturale
del periodo, tra cui lo stesso Mozart. In programma stasera
alcuni estratti dei brani più celebri dell’opera
nell'elaborazione organistica di Schnorr: la Marcia e il Coro
dei Sacerdoti e il celeberrimo Glockenspiel, il carillon che
con il suo suono incantatore ha il potere, nell’opera
mozartiana, di allontanare dai protagonisti in difficoltà
le forze negative e avverse.
Justin Heinrich Knecht (1752-1817) compiuti gli studi di organo,
violino e canto, si dedicò attivamente alla musica
da chiesa e alla promozione delle attività musicali
nella propria città natale, Biberach, dove organizzò
concerti a sottoscrizione, scrisse molti lavori per il teatro
musicale, tenne corsi di teoria musicale, estetica, acustica
e composizione. Knecht fu particolarmente famoso al tempo
per i propri manuali, e in particolare per la Orgelschule
(metodo per organo) del 1795-98, al tempo ritenuta innovativa
e autorevole: persino Beethoven era in possesso di una copia
di questo metodo. La reputazione di Knecht come eccellente
teorico e maestro dello ‘stile severo’ contrappuntistico
si evince anche dal fatto che nel 1803 l’editore Nägeli
di Zurigo commissionò al musicista tedesco il completamento
dell’incompiuta Arte della Fuga di Bach. Il brano Tema
e variazioni in programma si presta particolarmente come esempio
sia della fantasia inventiva del compositore, sia della sua
capacità di elaborare variazioni e sviluppi contrappuntistici
a partire da un tema melodico-armonico dato.
Giovanni Morandi (1777-1856) ricevette la prima istruzione
musicale dal padre Pietro, e nel 1804 sposò Rosa Morolli,
sua allieva di canto destinata a una notevole carriera e per
la cui voce scrissero prime parti di opere Donizetti, Mercadante
e Rossini. Date queste premesse, non stupisce che nelle composizioni
organistiche di Morandi sia avvertibile un forte influsso
della musica operistica coeva: come riscontrabile nella Sonata
prima (Offertorio) in programma questa sera, proprio agli
stilemi del teatro musicale si richiamano spesso la conformazione
dei temi (quasi sempre di carattere cantabile), le formule
di accompagnamento e soprattutto gli schemi formali. D’altronde
la musica italiana per organo di allora era abbondantemente
influenzata dalla musica da ballo e dalla tradizione dell’opera,
e molto di moda erano le trascrizioni di brani teatrali: uno
spaccato dei gusti del tempo si evince dalla lettera che nel
1835 l’editore Giovanni Ricordi scrisse a Morandi a
proposito delle sue raccolte di sonate: «abbenché
l’organo in questo genere non abbia progredito, pure
le pubblicherò giacché il nome vostro fa onore
al mio stabilimento e al mio catalogo. Come volete che scrivano
altri per organo se codesti cani d’organisti suonano
magari un Valzer di Strauss od un ballabile nel tempo dell’Elevazione?».
Jonathan Brandani
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