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Henry Purcell (1650-1695), Georg Friedrich Händel (1685-1759),
Joseph Haydn (1732-1809), Johann Georg Albrechtsberger (1736-1809),
Ludwig Spohr (1784-1859), Felix Mendelssohn Bartholdy (1809-1847):
non pochi sono i musicisti dei quali quest'anno ricorre qualche
anniversario tondo della nascita o della morte. Quasi tutti
sono ricollegabili alla figura di Mozart, ed è questo
il motivo per cui la XXIIa edizione del Festival li ha messi
al centro del proprio programma. La coincidenza fa anche riflettere:
che senso ha la celebrazione degli anniversari? Sono stati
e sono soltanto occasioni di rimettere in circolo musica poco
nota, riscoprire personaggi minori, felici opportunità
di godere allestimenti prestigiosi di opere meno conosciute
di compositori di primo piano, oppure sono anche un prestesto
per costruire, ri-costruire o de-costruire figure storiche
in funzione di coordinate che cambiano a seconda dei contesti
cronologici, politici, culturali, e non sempre innocentemente?
Nella musica è esemplare il caso di Händel, passato
dalla britannica monumentalizzazione iniziata già dalle
prime celebrazioni del 1784 alla ri-germanizzazione che nel
periodo nazista si è esplicata persino nelle traduzioni
degli oratori manipolate a fini propagandistici. Anche Mozart
ha conosciuto molte e diverse letture a seconda dei periodi
e delle circostanze; la sua immagine, nel Novecento, è
passata anche attraverso il cinema e i mezzi di comunicazione
di massa, che ne hanno di volta in volta disegnato la figura
nelle direzioni più diverse. Sembra perciò interessante
porre al centro della discussione tra studiosi afferenti a
diversi ambiti disciplinari (storia, musicologia, cinema)
la questione della ricostruzione biografica e di come il cinema,
mezzo formidabile per raccontare storie, abbia contribuito
anche nel caso di musicisti famosi a dar forma ad immagini
dai contorni molto più delineati culturalmente e ideologicamente
di quanto l'apparente disimpegno di alcune pellicole possa
far pensare.
Angela Romagnoli
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