home        
presentazione
programma
artisti
musica
teatro
cinema
stampa
informazioni
Il solista e l'insieme << Back

Mozart e il clarinetto: a quanto pare un amore di vecchia data, se è vero che Wolfgang se ne invaghì ancora bambino, nel 1763, durante un’accademia dell’orchestra di Mannheim. L’anno seguente, a Londra, ebbe occasione di ascoltarne ancora il timbro nelle sinfonie di Carl Friedrich Abel e Johann Christian Bach: nacque così una passione che lo avrebbe legato al più giovane strumento della famiglia dei legni fino alla fine dei suoi giorni. Il concerto KV 622, terminato a pochi mesi dalla morte del compositore, costituisce il punto culminante di questa passione ed è stato unanimemente considerato la composizione che ha permesso al clarinetto di assumere un ruolo da protagonista nel panorama musicale dell'epoca. Il capolavoro mozartiano, tuttavia, era destinato a uno strumento diverso da quello che noi conosciamo: il clarinetto di bassetto, più lungo rispetto al clarinetto consueto (allora come oggi, in si bemolle o in la) in modo da ampliare la propria estensione al grave; il suo suono, notevolmente ammorbidito dalla campana globulare, gli valse anche appellativi come ‘clarinetto d'amore’. Lo strumento venne ideato probabilmente da Anton Stadler, clarinettista di corte nella Vienna degli anni Ottanta, in collaborazione con Theodor Lotz, costruttore imperiale di strumenti a fiato. Le vicende editoriali relative al capolavoro mozartiano sono legate in particolare a Stadler dedicatario e destinatario, insieme al ‘suo’ clarinetto, della composizione. Stadler, infatti, fu probabilmente il solo a suonare quel particolare tipo di strumento, e il mercato editoriale dell'epoca, all'indomani della morte di Mozart, preferì mettere in circolazione una versione adattata del concerto, in modo che potesse essere eseguito con una taglia più comune di clarinetto. La ricostruzione filologica del testo mozartiano tentata successivamente, in assenza di un autografo testimone della volontà del compositore, è stata operazione tutt'altro che semplice; si aggiunga che lo strumento di Stadler è stato identificato con precisione (come sintetizza perfettamente l'imprescindibile monografia di Colin Lawson) solo negli ultimi decenni, consentendo di meglio comprendere i problemi testuali e di avvicinarsi a questa composizione con nuovi mezzi esecutivi. Il mondo della ‘prassi storicamente informata’ ha cercato di recuperare nel dettaglio il clarinetto di Stadler; anche alcuni grandi clarinettisti di orientamento ‘tradizionale’ hanno però fatto propria la necessità di tornare ad eseguire il concerto mozartiano nella sua fisionomia originale (sia pure ricostruita), e ricorrono all'equivalente moderno del clarinetto di bassetto settecentesco. Tra questi Michael Collins che, utilizzando questo strumento, dà prova di rifiutare la versione più comune del concerto KV 622, ormai unanimemente riconosciuta come un ‘falso storico’, per proporre un brano che per molti ascoltatori costituirà una scoperta.

Il Divertimento Hob. II:6 di Joseph Haydn e l’Ottetto op. 20 di Felix Mendelssohn aprono la strada a una riflessione differente, legata alla contingenza storica in cui ci troviamo. Il 2009 è al tempo stesso bicentenario della nascita di Mendelssohn e della scomparsa di Haydn, a ricordarci ciò che si può definire come il passaggio di testimone tra il più autorevole e longevo compositore del classicismo viennese e la prima giovane promessa della futura generazione romantica. L’associazione in realtà non è delle più immediate: il passaggio di testimone più celebrato dalla storiografia musicale di cui Haydn fu protagonista fu infatti quello di cui si giovò il giovane Beethoven. Ma ascoltando con attenzione le due composizioni in programma è riconoscibile una relazione profonda, in grado di collegare Haydn e Mendelssohn, insita innanzitutto nella qualità della loro musica: l’impiego dell’organico, originariamente senza raddoppi in ambo i casi, è infatti caratterizzato dalla medesima trasparenza; l’idea di ricavare ogni nuovo spunto tematico dal materiale melodico precedentemente esposto, che aveva reso celebre Haydn presso il pubblico e la critica, pare permeare anche la musica del giovanissimo Mendelssohn (musica che probabilmente suonerà anche in qualche modo genericamente classica, se non ‘mozartiana’, all'ascoltatore); il tema che caratterizza l’esordio dell’Ottetto, un richiamo al Quartetto op. 76, n. 4 del compositore di Rohrau, costituisce infine un vero e proprio omaggio al padre del classicismo viennese. Il cerchio si chiude se consideriamo la precocità mozartiana con cui il sedicenne di Amburgo si esprime in quest’opera: in questo senso, e soprattutto in questa prima fase della sua attività di compositore, egli merita pienamente l’epiteto di ‘più classico dei romantici’.


Federica Rovelli




 

P.IVA 00637640228    Via della Terra 49 - 38068 Rovereto (TN) - ITALIA     
tel. +39.0464.439988     fax +39.0464.438282