Affascinante versione a disegni animati dell'opera di Mozart, dove Luzzati
riprende il lavoro realizzato come scenografo per l'edizione teatrale diretta
da Franco Enriquez (Festival di Glyndebourne, 1963). La storia dell'amore
del principe Tamino per la bella Pamina e delle prove che deve superare per
entrare nel Regno della Luce, offre ai due autori l'opportunità di
far rivivere con risultati di grande suggestione e di grande effetto spettacolare
la tradizione del teatro come "macchina magica", fatta di sipari e scene
che ruotano, di burattini, silhouette e immagini fisse, di giochi di luci
e di ombre, in un grande e sorprendente affresco multicolore.
Uno dei vertici del disegno animato italiano, secondo il celebre "Dizionario
dei Film" di Paolo Mereghetti.
Emanuele Luzzati, nato a Genova nel 1921, nel 1938 a causa delle leggi
razziali è costretto a interrompere gli studi regolari. Si dedica
al disegno, frequentando il pittore Onofrio Martinelli e lo scultore Edoardo
Alfieri. Rifugiatosi in Svizzera, quando rientra in Italia nel 1945 inizia
a lavorare a diversi progetti teatrali e cinematografici, come scenografo
e costumista.
Al lavoro di scenografo teatrale, giunto presto alla fama internazionale,
alterna, peraltro con forte coerenza stilistica e creativa, una multiforme
attività artistica di pittore e di illustratore di libri per ragazzi,
di ceramista, di disegnatore di arazzi e di stoffe. «È proprio
questa varietà di interessi - ha detto in un'intervista Emanuele Luzzati
- che acuisce la mia sensibilità e il mio estro, per cui dopo altri
lavori torno più fresco ad esempio al disegno animato».
Giulio Gianini, nato a Roma nel 1927, diplomatosi all'Accademia di
Belle Arti come scenografo, dedicatosi per un po' di tempo a questa
attività nel cinema è poi passato con ottimi risultati dietro
la macchina da presa e quindi alla direzione della fotografia (fra l'altro
è stato uno dei primi in Italia ad utilizzare la pellicola a
colori).
Le eccellenti doti di illustratore e di colorista di Luzzati, unite ad un
estro creativo ricco di invenzioni figurative, si sono felicemente completate
con il gusto e la competenza tecnica di Gianini, dando luogo a risultati
espressivi non di rado straordinari.
Una grande libertà grafica, effervescenti e rilucenti invenzioni
coloristiche rese possibili anche dalla tecnica del "decoupage" e dal collage
di materiali diversi (china, pastelli, carte ritagliate, foglie d'oro e
d'argento
), modi e forme d'animazione che ricordano il "teatro dei
pupi" e le maschere della commedia dell'arte, scenografie fantasiose e atmosfere
fiabesche, sottile ironia e un velo di nostalgia per mondi che esistono soltanto
nei sogni, storie cavalleresche popolate di soldati e damigelle, di animali
fantastici, di avventure e di imprese favolose, collocano i lavori di Emanuele
Luzzati e Giulio Gianini tra i risultati più significativi, originali
e di grande suggestione formale della storia del cinema d'animazione non
soltanto italiano.
Gianni Rondolino nella sua "Storia del cinema d'animazione" avvicina l'opera
cinematografica di Luzzati a quella letteraria di Rodari e di Calvino, di
cui i film d'animazione ripetono, in termini figurativi e ritmici, l'incanto
fantastico.
«Singolare e, per tanti versi unica e irripetibile coppia di artisti
che, a poco a poco viene ad occupare un posto tutto suo, come una nicchia,
dando prova con gli anni e pur nella limitatezza della produzione - ma ,
forse, proprio per questo deliberato proposito - di tener fede a un impegno
artistico che fonda le sue basi su un rigoroso artigianato al di fuori di
ogni condizionamento commerciale e produttivo» scrive Nedo Ivaldi, in
"Gianini e Luzzati, animazioni per due" (quaderno ISCA 1972)
Emanuele Luzzati ha incominciato a occuparsi di cinema verso la fine degli
anni cinquanta, entrando a far parte di un gruppo di cineasti romani.
Il suo esordio nel cinema con Gianini è del 1960, con i "Paladini
di Francia". Con ritagli di carta vividamente colorata, di fattura volutamente
infantile e alquanto naif, su sfondi dipinti a tinte violente, Luzzati ricrea,
con risultati di grande originalità, la poesia ingenua e l'incanto
spettacolare delle ballate medioevali. Dopo "Castello di carte" (1962), la
coppia Gianini - Luzzati realizza "La gazza ladra", (1964, candidatura all'Oscar
e premio al Festival di Annecy) sul ritmo incalzante dell'opera rossiniana.
La musica di Rossini è alla base anche de "L'italiana in Algeri" (1968),
dove il rapporto fra immagini e musica si fa ancora più intenso, "in
un continuum figurativo e ritmico raro" e di "Pulcinella" (1973). Ne "Il
flauto magico" (1978), dall'opera di Mozart, quasi un lungometraggio (54')
in una produzione pluriennale di corto e mediometraggi, la dimensione favolistica
si dispiega nei toni e nelle cadenze "di un grande affresco
multicolore".
«La forza poetica dei personaggi di Luzzati - scrive Rondolino - il
suo apparente candore e la sua delicata sensibilità coloristica,
raggiungono di film in film un più cosciente linguaggio espressivo,
tanto che dietro la favola si fa sempre più evidente ed esplicito
un intento satirico preciso, anche se i modi di questo discorso 'impegnato'
sono sempre quelli del racconto fiabesco o della gustosa illustrazione di
testi poetici e musicali.»
«Nelle loro limpide favole - annota Giannalberto Bendazzi in un suo
importante testo dedicato al cinema d'animazione - Gianini (nelle movenze
dei personaggi) e Luzzati (nell'iconografia) hanno rivalutato e reinventato
un patrimonio popolare vasto e variegato, che comprende l'opera lirica, il
teatro in piazza , la marionetta».
Vittorio Curzel |
"Il Flauto magico"
Film di animazione, Italia, 1978, colore, 54'
di Giulio Gianini
ed Emanuele Luzzati
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