LA SCHEDA |
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| Di tutte le mode compositive ed esecutive e di tutti gli
orientamenti di gusto che la storia della musica ha visto emergere, dettar
legge e scomparire in concomitanza con il proprio svolgersi nel tempo, si
può ben dire che Mozart, a fronte di alcuni fenomeni agganciati nel
loro momento crepuscolare (il contrappunto imitativo, il genere teatrale
dellopera seria, il cosiddetto "stile galante"
), abbia
avuto più che altro la fortuna di imbattersi e di partecipare con
entusiasta consapevolezza a convergenze di mentalità estetica e di
attività creativa godute nella loro piena fase ascendente (il genere
teatrale del dramma giocoso, il genere sinfonia inteso come
spettacolo strumentale e non più come prodotto sonoro di puro
intrattenimento, il concerto per pianoforte e orchestra, il
Lied, il quartetto darchi, il cosiddetto "stile
classico"
), in taluni casi addirittura nella loro fase aurorale; si
pensi, a tale proposito, al grande interesse del pubblico di fine Settecento
per la letteratura tastieristica a quattro mani e alle conseguenti
attenzioni che molti compositori di quel periodo ad essa dedicarono. E dove
in particolare accadeva tutto questo, se non nellanimato universo musicale
orbitante attorno a Vienna, una "metropoli" in cui una popolazione di poco
più di trecentomila abitanti riusciva a far vivere dignitosamente
del proprio mestiere qualcosa come trecento pianisti? Eccitata a Londra dalla
proficua frequentazione di Johann Christian Bach, un pioniere del genere
"für 2 Personen auf ein Klavier" (come allora capitava che recitasse
lannuncio sulla stampa periodica di qualche novità per il mondo
dei dilettanti), la fantasia di Mozart cominciò proprio sotto il cielo
inglese a muovere i primi passi sul terreno appena descritto. Correva il
mese di maggio del 1765 e la composizione per pianoforte a quattro mani a
cui lenfant prodige affidò il compito di inaugurare una
produzione (destinata invero a rivelarsi non copiosissima, ma, nei suoi limiti
quantitativi, carica di intenzioni innovative e foriera di risultati incantevoli)
fu la candida terna di movimenti della Sonata KV 19d, pubblicata a
Parigi nel 1787, vecchia ormai di ventidue anni, e mentre la mente di chi
le aveva dato forma era ormai abitata da tuttaltre note musicali, quelle
di Don Giovanni per esempio. Per quali scopi era stata data alla luce,
essendo mancato limmediato traguardo di unincisore che intendesse
metterla in vendita? Una risposta convincente si legge fra le pagine di un
giornale londinese depoca, il Public Advertiser. Sul numero
apparso il 10 maggio 1765, un trafiletto annuncia limminenza di un
concerto pubblico nella Hickfords Great Room di Brewer Street: fra
le varie esibizioni programmate, figura anche quella del piccolo Mozart
"Composer
of Eight Years" (in realtà nove) e di sua sorella
Nannerl "of Thirteen" (in realtà quindici), pronti a prodursi
in una performance "on the Harpsichord
each single and both
together", ovvero: sia singolarmente, sia a quattro mani. Anche se non
è dato sapere se fossero state espressamente concepite per il medesimo
scopo precedente, pure le Sonate KV 381/123a e KV 358/186c,
composte a Salisburgo rispettivamente agli inizi del 1772 e nella primavera
del 1774, dovettero servire ai due musicalissimi figli di Leopold Mozart
per esibizioni in coppia. In una famiglia come la loro, vera e propria impresa
polivalente fondata sullarte dei suoni, un paio di brillanti perle
tastieristiche come quelle appena menzionate potevano fungere da irresistibile
biglietto da visita nellempito di vivacità, di vezzosi ammiccamenti
e di festosa immediatezza che ancor oggi vi cogliamo. A distanza di più
di duecento anni, chi le ascolta, specie quando si trovi ad assistere a
unesecuzione dal vivo, trae unimpressione così vivida
e palmare della piacevolezza fisica, oltre che metafisica, comportata dal
"suonare a quattro mani", da rammaricarsi in profondo se pianista
non è di non poter essere parte direttamente coinvolta nel
gioco. Una decina danni più tardi, a Vienna, le due sonate
salisburghesi furono pubblicate in abbinata dalleditore Artaria e poste
in vendita come gradito prodotto strumentale a firma di un autore ormai
acclamatissimo. Era la primavera del 1783 e Mozart aveva ormai tutte le carte
in regola per potersi ritenere una delle figure di riferimento, se non il
faro tout court dei musicofili della capitale asburgica: come operista,
sera costruito una fama più che invidiabile con il successo
travolgente del Singspiel Die Entführung aus dem Serail;
come pianista virtuoso, per lui cominciava proprio allora la conquista dei
vertici del successo che gli avrebbe arriso in un biennio glorioso, punteggiato
da esaltanti accademie incentrate su stupefacenti nuove partiture (i meravigliosi
concerti per pianoforte e orchestra compresi tra i numeri di catalogo KV
415/387b e KV 491). A un capitolo decisamente meno radioso della
biografia di Mozart (un Mozart "meno radioso" solo sotto il profilo esistenziale,
sia ben chiaro!) appartengono invece le ultime delle sue sonate a quattro
mani: KV 497 e KV 521. Portate a termine rispettivamente il
1° agosto 1786 e il 29 maggio 1787, entrambe a Vienna, riflettono senza
mezzi termini la piena di fervore inventivo che la prossimità cronologica
di capolavori del calibro de Le nozze di Figaro e Don Giovanni
non poté non portare con sé anche in ambito extravocale. Sono
parto evidente di una fantasia spremuta allinverosimile, ma nonostante
ciò ancora bramosa di dare, i cangianti colori espressivi e le
densità di scrittura dellimpareggiabile Sonata KV 497 che,
dalle misteriose atmosfere in Adagio che aprono le porte del primo
movimento, approda alle ambizioni schiettamente concertistiche del tema
desordio dellAllegro finale; sono parto di una fantasia
che, passata attraverso la sovrabbondanza di idee musicali dei quattro atti
della "folle giornata" di Figaro, non è più in grado di adattarsi
alle manierate delizie veterocembalistiche di sonate come la KV
358/186c, abbagliante fin che si vuole nel suo nitore formale, ma
stilisticamente lontana mille miglia dallo spessore dellomologo gioiello
del 1786. Non altrettanto immediata nellimpressionare, ma non per questo
meno ammirevole nella sua irripetibilità, la Sonata KV 521
è figlia di tutte le felici ambivalenze giocose di Don Giovanni:
dalla raffinata avventura dialogico-contrappuntistica verso cui viene sospinto
lAllegro dinizio, dopo il possente unisono delle prime
quattro misure, fino al fintamente lezioso e un po flemmatico temino
di rondò da cui diparte lAllegretto finale per
percorrere strade imprevedibili; il tutto passando per un Andante
la cui grazia pensosa viene efficacemente "disturbata" dalle ombre di un
improvviso e ampio episodio in modo minore, esplicito preannuncio di atmosfere
romantiche. Diversamente dalla "sorella" dellanno precedente, che si
avvantaggiò quasi subito dellingresso nel mondo degli appassionati
attraverso unedizione a stampa (Artaria, 1787), ma la cui stesura,
a tuttoggi, non è ancora stato possibile associare ad
uneventuale coppia di ispiratrici-destinatarie con tanto di nome e
cognome, la Sonata KV 521 vide la luce per due stimate dilettanti
le gemelle Nanette e Babette von Natrop che frequentavano una
facoltosa famiglia viennese molo cara a Mozart: i von Jacquin. Tra i membri
di questa famiglia vi era la giovane Franziska, allieva di pianoforte del
Salisburghese. Essendo pervenuto a lei prima che alle due gemelle il manoscritto
del nuovo pezzo, il maestro ritenne opportuno metterla in guardia contro
il rischio di controproducenti sottovalutazioni. Raccomandandole quelle carte
ancora fresche dinchiostro, in una lettera inviata a suo fratello Gottfried
scrisse: "È musica che bisogna mettersi a studiare senza perder tempo,
perché dà del filo da torcere".
Danilo Faravelli |
Sonate a 4 mani di Mozart
ISABELLA TURSO MAURIZIO DINI CIACCI pianoforte
ARNOLDO FOA'
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