LA SCHEDA

Se corre una notevole differenza fra il "suonare a quattro mani" e il suonare su due pianoforti, non è solo per ragioni economiche, timbriche o di pura spettacolarità visiva. È anche per ciò che, in termini di comunicazione interna alla coppia di interpreti o fra la coppia di interpreti e la platea, viene a determinarsi a causa della maggiore o minore prossimità reciproca (prossimità fisica, ma anche prossimità psichica, concetto quest'ultimo da sempre espresso con la parola affiatamento) vissuta da chi suona. L'idea era ottimamente sintetizzata, ai tempi di Mozart, da certe locuzioni in uso sulla stampa periodica, laddove un annuncio pubblicitario ragguagliasse il pubblico dei dilettanti circa l'immissione in commercio di novità editoriali di loro interesse. In luogo della formula "è disponibile presso Tizio una nuova sonata per pianoforte a quattro mani" che ci si aspetterebbe oggi, allora si preferiva informare la clientela con un soggetto coniato in modo assai meno asettico: "neue Sonate für 2 Personen auf ein Klavier", ovvero "Sonata per 2 persone sedute ad uno stesso pianoforte".
Chi acquistava lo spartito preferendolo a "1 Sonata a 2 Clavicembali" (così fu pubblicizzata un'edizione a stampa viennese della KV 448 nel 1789), era in tal modo messo nelle condizioni di pregustare la particolare intimità con cui avrebbe diviso la gioia dell'esecuzione tastieristica con un determinato o una determinata partner. È fuori di dubbio che, allora come ora, una composizione per pianoforte a quattro mani si risolvesse in una performance logisticamente meno complicata e meno costosa di una per due pianoforti; ma c'è da credere che anche un dilettante agiato, che possedesse più di uno strumento a tastiera avrebbe preferito una "Sonate für 2 Personen auf ein Klavier", volendola suonare, per esempio, con la propria innamorata.
Il catalogo mozartiano, anche se inintenzionalmente, getta una luce potente sulla predetta questione. La storia delle sue invenzioni per pianoforte a quattro mani culmina nella Sonata KV 521, una smagliante e fiera epopea duettistica portata a compimento il 29 maggio 1787, nell'anno di Don Giovanni; era però cominciata con la candida seriosità infantile dei tre movimenti della KV 19d, una Sonata pure in Do maggiore scritta a Londra nel 1765 dall'enfant prodige per proprie esibizioni da dividere con il nume protettivo della sorella Nannerl, di lui un po' più grandicella.
La Sonata KV 448 (375a) evoca invece, e non a caso, vicende biografiche di tutt'altro tipo. Composto nell'autunno del 1781, questo stupendo cavallo di razza della letteratura per due pianoforti fu concepito fu concepito per un'apparizione pubblica in coppia con l'ottima allieva Josepha Auernhammer. Su questa apprezzata musicista Mozart si sofferma in più d'un punto del proprio epistolario, dal quale si evince che i rapporti che con essa intrattenne non dovettero essere di tutto riposo. La Auernhammer era innamorata dello straordinario musicista che le impartiva lezioni di perfezionamento tecnico e forse di composizione, ma il suo aspetto era tale da far addirittura inorridire il concupito venticinquenne all'idea di dover corrispondere a quella passione, fosse pure per motivi di mera opportunità professionale. Le seguenti parole, stralciate da una lettera che Mozart scrisse al padre il 22 agosto1782, lasciano ben pochi dubbi in merito: "(…) Se un pittore volesse dipingere il diavolo così com'è, potrebbe prendere spunto dal suo aspetto. È grossa come una contadina, suda da far vomitare e se ne va in giro tutta ben scollata che pare voglia dire: «Per favore, guardate qua!». Oh, roba da vedere ce n'è, eccome; a tal punto che si vorrebbe diventare ciechi. Ma si rimane puniti per un'intera giornata, se si ha la malaugurata idea di dirigere gli occhi verso di lei. Ci vuole il cremortartaro. È sporca, orrenda: fa venire il voltastomaco. Puah! Come suona il piano, gliel'ho già scritto. (…) Il guaio è che non si accontenta di quel paio d'ore che passo insieme a lei ogni santo giorno; mi vorrebbe seduto al suo fianco da mattina a sera. E oltretutto vuol fare la graziosa. Anzi, ben di più: è seriamente innamorata di me. Dapprima ho creduto che scherzasse, ma ora ne sono certissimo.(…)". Come risolvere l'imbarazzante dilemma di voler assecondare un'intensa aspirazione puramente musicale (dividere la gioia di un'esibizione a due con una pianista di valore) senza dovervi necessariamente annettere il fastidio di una vicinanza fisica e comportamentale ai limiti del ripugnante? Niente di meglio di una Sonata per due pianoforti, la cui traduzione in dialogo sonoro, per chi ne sia implicato, includa inevitabilmente la garanzia di una azione a "sanitaria" distanza di sicurezza dal partner.
A Mozart, al grande Mozart capace di risolvere qualsiasi problema musicale nei modi più incredibili, geniali e insieme spiritosi, sarebbe stato giusto non dedicare anche tutta la restante parte della nostra serata? Ecco dunque il programma concludersi con tre omaggi alla sua impareggiabile personalità di artista.
Testimonianza della profonda ammirazione nutrita da Ferruccio Busoni per l'opera del Salisburghese (al quale pose mente in numerose creazioni "metamusicali": cadenze per concerti, divertimenti, trascrizioni…), la rielaborazione dell'Ouverture da Die Zauberflöte riporta al 1923, anno in cui fu pubblicata a Lipsia. Le Réminiscences de Don Juan rimandano ad un passato un po' più remoto, agli anni in cui il funambolico virtuosismo di Franz Liszt veniva posto al servizio non solo di se stesso, ma anche, sia pure attraverso metamorfosi inventive audaci e non di rado discutibili, della divulgazione di un repertorio operistico ormai tendente a divenire, come oggi è ormai divenuto, stabile patrimonio dell'umanità.
Posti di fronte alla prospettiva di un così succulento banchetto per il senso dell'udito, gli ascoltatori presenti in sala non potranno che attendere con impazienza e viva trepidazione la novità assoluta del brano loro promesso dalla fantasia di Anichini: una libera e personale rivisitazione di pensieri musicali partoriti ormai più di duecento anni fa, ma perfettamente conservati nella loro fresca eloquenza, resi intramontabili e immortali da un'intelligenza creativa somma, data al mondo perché a tutti, volendolo, fosse assicurata la possibilità di un godimento puro e illimitato.

Danilo Faravelli

W. A. Mozart

  • Sonata in do magg. K521

  • Sonata in re magg. K 448

Mozart - Busoni

  • Ouverture del Flauto Magico

A. Anichini

  • Brano scritto per il Festival Mozart di Rovereto (prima esecuzione assoluta)

F. Liszt

  • Reminiscenze del Don Giovanni di Mozart

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