LA SCHEDA |
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| Vi sono molti modi di assistere con soddisfazione
ad una serata di musica strumentale. C'è chi, semplicemente, si compiace
della gradevolezza di suoni che fluiscono, dialogano fra loro e si intrecciano
in struggenti o poderose armonie. C'è chi si affida a melodie e colori
d'orchestra cercando in essi il mezzo di trasporto per un viaggio di fantasia
verso il passato in cui videro la luce. C'è infine chi si trova a
proprio perfetto agio, se la poesia sonora disciplinata dalla bacchetta del
direttore viene servita sul piatto pregiato di un programma monografico capace
di dare contorni precisi al volto di un autore, ai gusti musicali di un'epoca
o ai connotati di uno stile. Il concerto di questa sera offre, se possibile, un'opzione d'ascolto destinata ad appagare anche le brame estetiche dei musicofili più raffinati. Si tratta infatti di uno speciale appuntamento a carattere monografico che non sbaglieremmo a definire "concerto biografico". La vita che vi si racconta è ovviamente quella di Mozart, visto che l'unico nome di compositore annunciato in programma è quello del Salisburghese; i capitoli in cui si divide la narrazione sono tre: tanti quante sono le composizioni presentate. Il Divertimento KV 205 (167A nella numerazione proposta dall'ultima revisione del Catalogo Koechel) è una composizione risalente al 1773, un anno nel quale il genio di Mozart era ancora ben lungi dal potersi sottrarre al doppio assoggettamento che gli derivava dal risiedere a Salisburgo e dall'operare alle dipendenze della locale corte prelatizia. A tarpare leali della sua fantasia erano: da una parte l'autorità musicale del padre, stimato violinista e zelante vicekapellmeister ma compositore dall'immaginazione non particolarmente fervida, dall'altra i manierismi inventivi di un ambiente culturale di corto respiro e di visioni ristrette, quale poteva essere quello orbitante attorno al dispotismo arcivescovile e alla rozza aristocrazia ad esso fedelmente legata. Mozart attese con particolare amore alla stesura dei cinque movimenti di questo suo divertimento, approdando ad una partitura (per archi, fagotto e corni) che pochi oserebbero onestamente liquidare come un qualsiasi pezzo d'occasione indistinguibile da tanti altri del medesimo genere e della stessa epoca. Certo è che, per quanto alto fosse l'impegno estetico preso con se stesso e speciale la destinazione del lavoro (a quanto sembra, un'esecuzione nella cornice di una festa all'aria aperta), egli non avrebbe mai potuto opporsi del tutto ai fissi formulari di un repertorio strumentale assai prevedibile, più "da percepire" che non "da ascoltare". Il Concerto KV 449 per pianoforte e orchestra è già un'opera del Mozart viennese; del primo Mozart viennese, per essere precisi: un ventottenne di belle speranze lanciato alla conquista di quella che già allora era una delle più importanti metropoli musicali del mondo. Nel 1784, ormai sgravato dal giogo filiale e servile con cui aveva dovuto fare lungamente i conti nella città d'origine, le sue maggiori fonti di sostentamento erano costituite dall'insegnamento e dall'organizzazione in proprio di concerti "per sottoscrizione", ovvero in abbonamento. La partitura corrispondente al numero 449 del Catalogo Koechel è da intendersi come un documento eccezionalmente esplicito in tal senso. Composto per la valente e facoltosa allieva Barbara ("Babette") von Ployer, figlia di un dignitario della corte imperiale, il concerto è un prodotto artistico adattabile a performances della più svariata natura; e ciò senza danno alcuno per la sua squisita sostanza musicale. Eseguibili anche in condizioni di estrema economia di mezzi, con il solista accompagnato da null'altro che da un quartetto d'archi, i tre movimenti di questo raffinato capolavoro si sarebbero magnificamente prestati a favorire il loro autore nell'organizzazione in proprio di esibizioni a basso costo, qualora ciò fosse stato reso inevitabile da un basso concorso di abbonati. Mozart doveva essere particolarmente orgoglioso dell'esito di questa propria prova di fantasia, se ne scrisse al padre nei termini seguenti: "( ) Si ricordi di non mostrarlo a nessuno, perché l'ho composto per la signorina Ployer ce me l'ha pagato profumatamente ( ). Come potrò tutelarmi dallo stampatore, che avrebbe modo di riprodurne quante copie vuole e in questo modo fregarmi? L'unico modo per evitare questo rischio è non perderlo mai di vista ( )". Solo quattro anni separano il fecondo 1784 del concerto per "Babette" dalla desolata estate del 1788, che vide nascere la Sinfonia KV 550, senza dubbio il più conosciuto dei capolavori strumentali del Salisburghese. Creata nel giro di poche settimane insieme alle consorelle KV 543 e KV 551 (arcinota come "Jupiter"), la quarantesima sinfonia di Mozart è un prodotto misterioso, dato forse alla luce per sostanziare la speranza di poter imprimere un'inversione di rotta alla fatalità di una progressiva emarginazione dal grande pubblico, iniziata subito dopo l'andata in scena de Le nozze di Figaro (1786). Il diffondersi a Vienna dell'idea non sempre preconcetta che la musica di Mozart fosse difficile, a tratti torbida e comunque troppo cervellotica per i gusti del musicofilo viennese medio, aveva fatto sì che al suo nome si finisse per preferire quelli di autori meno impegnativi come Kozeluh, Pleyel e il peraltro grande Haydn. Va da sé che la Sinfonia KV 550, nella sua virile, tesa e straziante nobiltà tragica, mai e poi mai avrebbe potuto risollevare le sorti di chi l'aveva composta e fungere da antidoto contro l'incomprensione di un pubblico, sì musicalmente navigato, ma ancora poco incline digerire troppo dense anticipazioni di espressività romantica. Tant'è vero che, per quel che se ne sa, Mozart non ebbe mai la soddisfazione di dar corpo o di assistere ad un'esecuzione di questo suo capolavoro, fatta forse eccezione per l'inserimento di una parte di esso, con modifiche nella strumentazione, in una grande accademia musicale viennese dell'aprile 1791, invero di contenuto più paisielliano che non mozartiano. Danilo Faravelli |
W. A. Mozart
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