MUSICA ( 2006) |
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| 30 settembre a Ala |
Quintetto "S. Fiorentino" |
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"Lo ritengo la cosa migliore che abbia scritto in vita mia".
Sono queste le parole con cui, in una lettera da Vienna datata 10 aprile
1784, Mozart comunicò al padre l’avvenuta composizione
del Quintetto per pianoforte e fiati KV 452. Fermo restando lo splendore
del pezzo, c’è da chiedersi da dove gli derivasse una considerazione
tanto alta del suo valore; a maggior ragione, se si pensa alle meraviglie
partorite dalla mente del maestro contemporaneamente al brano da camera
in questione. A quella stessa fertilissima primavera dell’anno
1784 risalgono le partiture del Concerti per pianoforte e orchestra
KV 450, KV 451 e KV 453, nonché la meravigliosa Sonata per violino
KV 454 dedicata alla virtuosa mantovana Regina Strinasacchi. Perché
quell’impennata di autostima? Per tentare di dare una risposta
al quesito, può essere utile ripercorrere la breve ma intensa
storia pubblica della fortuna del quintetto. Mozart gli diede forma
alla fine di marzo del 1784 in vista di un’accademia a proprio
beneficio programmata al Burgtheater per il primo giorno di aprile.
La serata musicale ebbe luogo come previsto e, ripercorrendo l’elenco
dei pezzi preannunciati in locandina, c’è da chiedersi
quanto più affamati di delizie sonore fossero i nostri antenati
rispetto a noi: "1) una Sinfonia con trombe e timpani [KV 385?];
2) un’Aria cantata dal Signor Adamberger; 3) il Signor Mozart,
Kappelmeister, suonerà un nuovo Concerto sul Fortepiano [KV 450
o KV 451?]; 4) una quasi nuova Sinfonia [KV 425?]; 5) un’Aria
cantata da M.lle Cavalieri; 6) il Signor Mozart suonerà un nuovo
grande Quintetto [KV 452]; 7) un’Aria cantata dal Signor Marchesi;
8) il Signor Mozart improvviserà da solo sul Fortepiano; 9) per
concludere, una Sinfonia". Difficile immaginare che, in un’antologia
del genere, fra i pezzi destinati a suscitare maggior scalpore non figurasse
anche il sesto in elenco. L’inusualità dell’ensemble
e la conseguente originalità timbrica della traduzione in suoni
della partitura, aggiunta alla presumibile eccellenza dei cinque solisti
destinati a cimentarvisi (l’autore al fortepiano e, quasi certamente,
quattro membri dell’ottima sezione di fiati dell’orchestra
di corte) lasciavano infatti presagire un’esperienza d’ascolto
ad alto tasso di anticonformismo, un bene molto apprezzato (purché
non se ne abusasse) nella Vienna degli anni del decennio imperiale di
Giuseppe II d’Asburgo, un kaiser la cui politica culturale non
mancava di punte di seducente trasgressività. La storia però
non finisce qui. Un paio di mesi dopo, il Quintetto KV 452 avrebbe fornito
al proprio autore un’ulteriore occasione per gonfiarsi di corroborante
orgoglio. Leggiamo ciò che Mozart scrisse al padre in data 9
giugno: "Il signor von Ployer ha organizzato un concerto nella
sua residenza di Döbling: la signorina Babette eseguirà
il suo nuovo Concerto in Sol [KV 453] e io il Quintetto [KV 452]; dopo
suoneremo insieme la grande Sonata per due pianoforti [KV 448]. Per
l’occasione, ho intenzione di andare a prendere Paisiello, perché
voglio che senta la mia allieva e la mia composizione". L’ultima
espressione, troppo generica, non lascia intendere quale delle tre opere
in programma avrebbe dovuto meritare particolare attenzione dall’orecchio
dell’acclamato avversario italiano (il quale, nell’estate
del 1784, soggiornando per qualche settimana a Vienna, si preparava
a sbaragliare tutta la locale concorrenza melodrammaturgica con una
novità assoluta su libretto di Giovanni Battista Casti, Il re
Teodoro in Venezia, che ottenne un immediato e strepitoso successo).
È però presumibile che, nelle intenzioni dello scrivente,
si trattasse proprio del quintetto, il più tedesco e quindi il
più sottilmente anti-italiano fra i tre capolavori scelti per
l’esibizione musicale di Döbling; e ciò getterebbe
luce piena sulle ragioni per cui il pezzo era tenuto dal suo autore
in tanto alta considerazione.
Danilo Faravelli |
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