MUSICA ( 2006)

8 Ottobre
Rovereto

Orchestra del Regio di Parma

Se volessimo ridurre a una semplice definizione sintetica l’insieme dei brani di stasera, scelti per concludere la diciannovesima edizione del nostro Festival, dovremmo parlare di "programma concepito sotto il segno di un convinto ottimismo". Nuovi autori e nuova musica, provenienti da una competizione artistica dedicata al trionfo della vita sulla morte (il Concorso "2 agosto" di Bologna è luogo di propositività e di entusiasmo creativo che, nello stigmatizzare la data fatidica della strage del 1980 alla Stazione centrale del capoluogo emiliano, vuole simboleggiare il superamento civile e culturale di quella tragedia), divideranno lo spazio dell’Auditorium "Melotti" con un maestro del passato e con l’intramontabile bellezza di uno dei suoi capolavori più vitali: un incontro che più promettente non si potrebbe immaginare. Infatti, così come è chiaro che ogni artista d’oggi degno di tale nome non possa che aspirare a vedere riconosciuta e apprezzata l’originalità e la lungimiranza estetica del proprio operato, allo stesso modo si può affermare che Mozart, nel dare contorni alla propria trentacinquesima sinfonia, mirò ad esplicitare il senso più compiuto e profondo dell’orgogliosa consapevolezza del proprio genio.
La compose a Vienna nell’estate del 1782, tra i mesi di luglio e agosto, in risposta ad una sollecitazione del padre che aveva interceduto a favore del facoltoso concittadino Siegmund Haffner (1756-1787), affinché questi ricevesse un po’ di buona musica per un avvenimento destinato a connotarsi come memorabile entro i confini della provinciale Salisburgo. Dopo essersi procacciato il titolo nobiliare di "von Innbachhausen", Haffner era intenzionato a festeggiare il proprio ingresso in aristocrazia con la pompa di un vero parvenu e, volendosi dotare di un degno corredo sonoro, a chi si sarebbe dovuto rivolgere se non a quel geniale coetaneo che già aveva magistralmente servito la sua famiglia nel 1776, in occasione delle nozze della sorella maggiore Elisabeth (Serenata in Re maggiore "Haffner" KV 250/248b)? Mettiamo in bell’ordine tutti questi dati e, dopo averli rapportati alla biografia del compositore ingaggiato, non avremo difficoltà a cogliere il senso ultimo di una partitura dello splendore della Sinfonia in Re maggiore "Haffner" KV 385.
Nell’estate del 1782 era ormai al calor bianco lo scontro interpersonale che, in inarrestabile crescendo dal 1778, lacerava gli animi dell’ex enfant prodige, divenuto ormai "figliuol prodigo", e del suo genitore. Lasciato il servizio alla corte di Salisburgo per tentare l’avventura della libera professione a Vienna, Mozart s’era tirato addosso le critiche feroci di papà Leopold, il di lui dissenso riguardo alle ormai programmate ed imminenti nozze con Constanze Weber, la completa disapprovazione della sorella maggiore Nannerl, il disprezzo dell’arcivescovo principe Hieronymus von Colloredo da cui i suoi familiari ed amici musicisti dipendevano in tutto e per tutto e chi più ne ha più ne metta. Insomma, emigrando nella capitale imperiale, Mozart s’era praticamente messo contro l’intera sua cittadina d’origine; ma niente, a quel punto, sarebbe riuscito a farlo tornare sui suoi passi; niente e nessuno. Il dolce ed eccitante sapore della libertà aveva irrimediabilmente conquistato il palato delle sue ambizioni: tirava a campare dedicandosi all’insegnamento, tenendo piccoli concerti e fornendo sonate per dilettanti alla fiorente editoria della capitale. Ma anche riguardo all’organizzazione pratica e all’indirizzo affettivo del proprio futuro esistenziale aveva ormai "tratto il suo dado": con o senza il consenso del padre, avrebbe messo su famiglia; cosa che fece unendosi in matrimonio con Constanze Weber nel duomo di Santo Stefano il 4 agosto di quel travagliatissimo anno. In un quadro del genere, in cui anche l’individuo più sicuro di sé si sarebbe sentito un rinnegato reietto, è facile immaginare quanto alto debba essere parso, a chi in cuor suo desiderava dimostrare la bontà e comunque la legittimità delle proprie scelte, il valore di risarcimento morale assunto da una richiesta di musica che veniva proprio dalla comunità dei suoi imbronciati e maldisposti "compaesani". C’è bisogno d’altro per spiegarsi la ragione per cui, fin dalle sue prime battute, la Sinfonia "Haffner" si impone ancor oggi all’ascolto con il piglio altero di uno stratega che, dapprima giudicato inabile a guidare un esercito, rientri poi trionfalmente in patria dopo avere vinto una battaglia decisiva, camminando a testa alta fra ali di folla plaudente?
Della profonda soddisfazione provata da Mozart nel portare a compimento questo suo maestoso, sottile e divertito "riscatto sinfonico" è testimonianza inequivocabile un apprezzamento che egli stesso fece, a distanza di mesi, allorché chiese al padre la restituzione del manoscritto in vista di una accademia organizzata a proprio beneficio nella sua nuova città di residenza. Nella lettera che scrisse il 15 febbraio 1783 si legge: "Avevo lavorato in fretta e furia e non ne ricordavo neanche una nota. Sono però certo che sia destinata a fare un bell’effetto". E il bell’effetto ci fu. La sinfonia, insieme ad altri brani dell’ottimo autore venuto da Salisburgo, risuonò in tutta la sua ricchezza di idee e con pieno successo al Burgtheater di Vienna poco più di un mese dopo, la sera del 23 marzo. Ad salutarne i meriti col più vivo entusiasmo c’erano, fra gli altri, un influente appassionato di musica come l’imperatore Giuseppe II e un’autorità del calibro di Christoph Willibald Gluck.

Danilo Faravelli

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