MUSICA ( 2005) |
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| 2 ottobre a Rovereto |
Duo MilleMiglia |
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Solo una ventina d'anni fa, in tempi
in cui il mito della Trasgressione era già stato ampiamente metabolizzato
dai settori più ordinari dell'attività estetica, sarebbero stati numerosi
i frequentatori di sale da concerto pronti a gridare allo scandalo, se
posti di fronte ad un programma interamente basato sul connubio fisarmonica-arpa.
Avrebbero trovato semplicemente indigesta l'idea di dedicare un'intera
serata ad ascoltare il più terrigno degli strumenti popolari intento a
duettare con il più raffinato e incorporeo degli strumenti classici. Questo
fino a vent'anni fa; ma da quando la Vecchia Europa s'è improvvisamente
trovata il viso coperto di polvere di cemento per effetto della caduta
del muro di Berlino, molte cose sono cambiate. Le grandi città vengono
prese d'assalto da decine e decine di intrattenitori da metrò e da caffè,
armati del più imprevedibile assortimento di macchine atte a produrre
suoni e in rappresentanza della più variegata gamma di abilità presunte
o autentiche (l'insopportabile strimpellatore si mescola al profugo che
in patria era uno stimato virtuoso); moltissimi diplomati di conservatorio,
peraltro, forti dei loro preziosi e inseparabili strumenti intrisi del
sudore di anni di studio, scelgono sempre più spesso di farsi applaudire
e "stipendiare alla giornata" dall'immensa platea peripatetica dei visitatori
di città d'arte. Eccolo dunque il nuovo volto musicale, forse un po' meno
rassicurante ma certo anche meno rugoso, del nostra cara Vecchia Europa!
Virtuosi di balalaika dividono gli angoli delle sue storiche piazze con
violinisti improvvisati; saxofonisti solitari, in amplesso con i lettori
di CD che forniscono loro la parte mancante di un quartetto jazz, dividono
il verde dei suoi parchi metropolitani con belle voci femminili che cantano
in lingue sconosciute, accompagnate da un cymbalom, da un balan,
da un koto… Potremmo pretendere che, con un così mutato esterno del nostro
mondo musicale, nulla cambi all'interno delle nostre sale da concerto?
Una forte volontà di cambiamento è sottesa alla lievità antologica del programma odierno. Lo si può dire senza tema di smentita a partire da qualche considerazione sulle 2 + 1 macchine da suono che ci delizieranno: una fisarmonica e un’arpa, come preannunciato, e, con esse, anche se per una breve apparizione, un diffusore di suoni elettronici. A confermare il potenziale "eversivo" di quest’ultimo, basti l’evidente sentimento di preoccupazione che immancabilmente si dipinge sul volto della maggior parte dei musicofili, allorché ne trovino preannunciata la presenza fra i membri in carne e ossa di un ensemble strumentale o vocale. Della fisarmonica e dell’arpa s’è detto, ma è forse utile aggiungere, a integrazione dei precedenti argomenti, che la recente riqualificazione estetica di ciascuno di questi due strumenti s’è avvantaggiata di una propria specifica situazione di favore. Se, agli occhi di chi ha consuetudine con il repertorio classico, la fisarmonica ha ormai conquistato livelli di "credibilità" che non le erano mai stati riconosciuti, ciò è dovuto all’uso che ultimamente se n’è visto fare in ambito concertistico e discografico da parte di molti compositori russi, per i quali l’armonico respiro di quel mantice è sempre stato assai più che il complemento di allegre bevute di vodka. Per quanto concerne l’arpa, al contrario, un benefico processo di “umanizzazione” le è derivato, da un paio di decenni a questa parte, dal trovarsi sempre più spesso, e senza eccessivi traumi, a fianco della sorella minore, bretone (o celtica che dir si voglia), in happenings a carattere interculturale. Entrando nel vivo dei brani in programma, tralasciamo
solo per qualche istante di soffermarci sulla scelta felicemente provocatoria
di un titolo come Il grande assente (che altri non è se non
Mozart; e chi, se non lui, in un Festival a lui intitolato?). L'urgenza
di ben orientarsi in una così fitta boscaglia di titoli rende indispensabile
anteporre a tutto le questioni più concrete e una prima rapida scorsa
all'elenco dei pezzi ci dice che l'antologia messa a punto dal Duo Millemiglia
ruota attorno ad una duplice tipologia di composizioni: una trascrizione
e diverse novità assolute. Al genere della trascrizione appartengono
le Variazioni sulla follia di Spagna di Antonio Salieri (1750-1825)
che nella versione originale, datata 1815, ammontano al ragguardevole
numero di ventisei e godono della rispettabile qualifica storico-biografica
di "ultima composizione orchestrale" del leggendario avvelenatore di
Mozart. Nel piccolo corpus delle sorprese tenute in serbo per
il raccolto uditorio di stamani, ciò che attende di dischiudersi a pubblica
vita sonora, con tutto il potenziale di rischi e di soddisfazioni che
ciò comporta, è il ricco quanto curioso contributo recato al Festival
da giovani autori nel pieno esercizio delle loro funzioni creative.
Delle sei novità di cui gli odierni ascoltatori potranno proclamarsi
primi fruitori assoluti, due recano la firma di Mario Milani, il fisarmonicista
del Duo. Con Pazzacaglia - per dirla con le
parole del suo stesso autore - assaporeremo una serie di "folli variazioni
su un tema di Händel" (il tema della celeberrima Passacaglia del Sassone,
appunto); in Fantasia alla Turka , invece,
ritroveremo il tema dell'arcinoto rondò che conclude la Sonata
in La maggiore KV 331/300i, composta da Mozart a Parigi
nell'estate del 1778. Tra le battute di questo stesso inedito di Milani
non sarà peraltro difficile che i più ferrati estimatori dell'originale
mozartiano percepiscano, oltre al tema della "marcia alla turca", l'aleggiare
di un motivo estratto dal primo movimento della composizione pianistica.
Nel vagar tra i ricordi di Massimo Trotta è un viaggio a ritroso
verso il mistero della nascita di un'idea musicale mozartiana. Il pretesto
della composizione è uno spunto tematico estratto da una pagina cameristica
del Salisburghese (l'Adagio che fa da secondo movimento al Quartetto
per flauto e archi KV 285, composto nel 1777); il suo
dipanarsi, battuta dopo battuta, è il laborioso prender forma dell'idea-traguardo
tra le tentazioni stilistiche, anche extracolte, da cui non può che
sentirsi insidiata la fantasia necessariamente "archeologica" di qualsiasi
musicista del nostro tempo. "Voglio fare il gentiluomo"
di Fabrizio Festa, eccentrico omaggio alle meraviglie giocose di Don
Giovanni, suonerà per molti come un invito ad abbandonarsi al piacere
di una nobile indecisione: a chi tributare, nel rievocare quella magica
apertura di sipario (allorché quel verso viene intonato), i primi impulsi
del nostro godimento estetico? Alla bassa umanità teatrale di Leporello
o alla super-umanità mentale di chi gli diede vita sulla carta da musica?
KV 476 di Massimiliano Viel è il punto d'approdo
di una complessa avventura speculativa che scaturisce dal mozartiano
Das Veilchen su testo di Goethe. "Traslitterata" in chiave informatica
al fine di rendere matematicamente leggibili dati musicali fissati più
di duecento anni fa sulla pagina pentagrammata (Das Veilchen
fu composto l'8 giugno 1785), l'originale perla liederistica rinasce
a nuova vita reincarnandosi nella fisica udibilità delle voci di una
fisarmonica e di un'arpa. (s)oggetto M per arpa, fisarmonica
ed elettronica da camera di Andrea Vigani è un gioco stratificato
di invenzioni interdipendenti e, nel contempo, provocatoriamente incomunicanti:
alla base di esse, la voce "oggettiva" dello strumento elettronico esplora
le mozartiane Variazioni su "Ah, vous dirai-je, Maman" KV 265/300e;
in posizione preminente, grazie alla "soggettività" delle voci del duo
acustico, variazioni nuove di zecca, sbalzate a rilievo dalla perdita
di identità inflitta a quelle "storiche" dal loro ridondare nell'universo
musicale classico e non (come dire: "mors tua, vita mea").
In un simile gioco, il bersaglio della fin troppo esplicita allusione
di quell'emme maiuscolo figura insieme come soggetto attivo
e come oggetto passivo: Mozart è soggetto M,
in quanto agisce come fornitore della viva base poetica del processo
inventivo; ma Mozart è anche oggetto M, poiché,
essendo suo malgrado l'intestatario di un'entità musicale esteticamente
uccisa dall'abuso di una ricezione reiterata, acritica e inerte, subisce
la prepotenza di un nuovo processo inventivo capace di trascendere il
proprio motivo poetico e quindi di sopravvivere alla sua morte.
Danilo Faravelli |
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