|
Regia: Peter
Greenaway
Musica: Louis Andriessen (eseguita dall’ensemble
olandese "De Volharding")
Elaborazioni paintbox: Eve Ramboz
Coreografia: Ben Craft
Produzione: Artifax Lmt. per BBC, Avro, RM Associates
Distribuzione: RM Associates
Video, colore, 30’ (parte della serie BBC "Not Mozart", 1991)
Nel 1992 la BBC diede ai compositori Louis Andriessen,
H.K. Gruber, Michael Nyman, Mathias Ruegg, Misha Mengelberg e Judith Weir
l’incarico di collaborare con altrettanti registi per la realizzazione
di sei cortometraggi, in occasione del bicentenario della morte di Mozart
La serie ha una durata complessiva di 179 minuti e comprende, oltre a
"M Is for Man, Music and Mozart", diretto da Peter Greenaway,
"Bring Me the Head of Amadeus," "Letters, Riddles and Writs,"
"N*t M*zart," "Wam Ltd." e "Scipio's Dream."
I testi, cantati da Astrid Seriese, di volta in volta
attribuiti a Einstein, Vesalio e Schulz, in realtà sono stati scritti
da Greenaway. Molti e colti, come sempre, i riferimenti iconografici:
Arcimboldo, Hogarth e ancora Andrea Vesalio, anatomista che operò
in Nord Europa nel XVI secolo.
Secondo Greenaway: "Per un occhio moderno c’è qualcosa
di straordinario nelle sue incisioni. Ci sono queste figure, fatte solo
di muscoli e fibre, che apparentemente se ne vanno da sole in paesaggi
rurali. Ma c’è anche, in esse, un senso dei limiti della
corporalità. Le sue sono immagini molto forti della vulnerabilissima
carne umana" (in G. Bogani, Peter Greenaway, 2004)
Già citato nel "Ventre dell’Architetto" (The
Belly of an Architect", 1987), il nome di Vesalio ricomparirà
ne "L’ultima tempesta" (Prospero’s Books, 1991).
Ambientato in un anfiteatro del ‘500, utilizzando tecnologie elettroniche
molto avanzate per l’epoca (il film è di inizio anni ’90)
e sofisticate elaborazioni grafiche su sfondi segnati da calligrafie,
parole e giochi linguistici, con un’interpretazione del tutto personale
dell’ "In principium erat Verbum" del Vangelo giovanneo,
Greenaway immagina che all’inizio esistesse solo l’alfabeto.
Giunti alla lettera M come Man (Uomo), ma anche come Musica e come Mozart,
gli dei, rappresentati da ballerine, in una sorta di "ballet mecanique"
impastano uomini di materie diverse: un uomo di ferro, uno d’acciaio,
uno di stoffa, uno di farina…Di che cosa è fatto l’uomo?
Risponde la voce off:" Peccati, un po’ di alcol, un po’
di orrore, un po’ di gomma"
Gli dei e l’evoluzione, racconta non senza ironia Greenaway, hanno
creato l’uomo, il cui più alto grado di consapevolezza è
la musica. Uomo e musica si uniscono e armonizzano perfettamente in Mozart
(interpretato da Ben Craft che volteggia sul tavolo anatomico, mentre
una voce recitante elenca parole che cominciano con la lettera "M").
"M is for Man, Music and Mozart". Mescolando e ricombinando
culture iconiche e musicali, teatro e letteratura, miti e sperimentazioni
linguistiche, con una narrazione come di consueto volutamente statica,
fuori dal tempo e dalla storia, dove convivono la Genesi, il settecento
mozartiano e la contemporaneità.
Peter Greenaway, regista e sceneggiatore, nato a Newport, Gran Bretagna
il 5 Aprile 1942, autore d’avanguardia e raffinato sperimentatore
del linguaggio audiovisivo, ha conosciuto anche un grande successo di
pubblico. Ha dichiarato che il cinema è morto, anzi che deve ancora
nascere. Ha studiato come pittore ed è stato profondamente influenzato
dalle teorie della linguistica strutturale, dell’etnografia e della
filosofia. I suoi film hanno spesso attraversato territori inesplorati.
Si è dichiarato poco interessato "ai significati",
ai contenuti, alla storia da raccontare, molto di più alla forma,
alla struttura e alla possibilità di ridefinire i codici e le metafore
del cinema.
"Mi considero un pittore, al quale accade di lavorare nel cinema"
|