Cineprese
in concerto
Diario di San Pietroburgo. Mozart Requiem
Russia, 2005
Regia di Aleksandr Sokurov
durata 71’
Introduzione di Maurizio Cau
Con Diario di San Pietroburgo - Mozart Requiem Aleksandr
Sokurov, uno dei più intensi e raffinati cineasti in
circolazione, prosegue il proprio personalissimo viaggio tra
le pieghe dell’arte e dell’anima russa filmando
un proprio allestimento del capolavoro mozartiano. La messa
in scena del Requiem nella sala della Filarmonica di San Pietroburgo
è sì l’occasione per un’immersione
nel mondo avvolgente e sospeso del Salisburghese - stilizzato
con luci caravaggesche e insolite soluzioni nell’allestimento
- ma è al tempo stesso la conferma dell’idea
profondamente romantica che Sokurov ha del cinema e della
tradizione musicale europea, visti non come ‘mezzi di
comunicazione’, ma come espressione di universi autonomi
di pura spiritualità.
Con quattro videocamere poste ai lati del teatro più
una sul fondo, al lato opposto del coro, Sokurov filma un
evento (un concerto) che sembra davvero la ricomposizione
di un mondo; lo fa in un modo discreto, apparentemente impersonale,
eppure straordinariamente anti-televisivo. Come ha sottolineato
il regista, «il montaggio del film non è tradizionale.
Non abbiamo cercato di rispettare la successione abituale
dei valori dell’inquadratura, né di seguire i
solisti, né di sostenere il ritmo dell’'opera
musicale attraverso il montaggio. Il ritmo del film è
mutevole, non coincide sempre con quello della musica. Lo
spettatore segue i cambiamenti della luce, i movimenti degli
interpreti, i loro volti, le loro emozioni». C’è
il pubblico che entra in sala, poi seguono l’orchestra,
il coro, il direttore d’orchestra. Tutti, pubblico e
musicisti, sono parte di uno stesso rito, di uno stesso grande
evento. Riguardo alla capacità dei media di fissare
e raccontare un evento, Deleuze scriveva: «Non credo
che i media abbiano abbastanza risorse o una vocazione sufficiente
per cogliere un evento. Innanzitutto mostrano spesso l’inizio
o la fine, mentre un evento, anche breve, anche istantaneo,
continua. Inoltre cercano qualcosa di spettacolare, mentre
l’evento è inseparabile dai tempi morti. Il più
comune degli eventi fa di noi un veggente, mentre i media
ci trasformano in semplici spettatori passivi, al massimo
in voyeur. Non sono i media, ma è l’arte che
può cogliere l’evento». Il Requiem di Sokurov,
in cui tutto continua e risuona da una parte all’altra
della sala, è in fondo la conferma di questo assunto:
solo l’arte è in grado di catturare, ricreandolo
e donando ad esso nuova forma, l’evento.
Maurizio Cau
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