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Isera, Chiesa Parrocchiale
Domenica, 28 settembre 2008
Ore 11.00
Mentre Giorgio II sbarca ad Hannover, Charles Edward Stuart, il Giovane Pretendente, approda in Scozia e marcia a sud. Dalle Fiandre viene subito richiamato l'esercito inglese, Londra corre alle armi: Georg Friedrich Händel (1685-1759), in precarie condizioni di salute, scrive in gran fretta l'Occasional Oratorio, come proprio contributo patriottico all'esperienza bellica per incitare il popolo inglese contro Carlo Edoardo che minacciava la reintegrazione degli Stuart sul trono inglese. Attinge a piene mani da materiale proprio e altrui, basandosi sul libretto di Newburg Hamilton, che riprende passi della Bibbia e inserisce Salmi tradotti in inglese da J. Milton ed Edmund Spenser (The Faerie Qeen, Hymn of Heavenly Beauty e Tears of the Muses). In questo oratorio, a quattro movimenti, è possibile identificare materiale preso da Athalia, dal secondo e terzo atto dell'Israel in Egypt, dai concerti dell'Opera Sesta, dalle arie di Comus ed anche alcuni passaggi da Telemann (precisamente dall'opera Musique de Table) e da Stradella: la pagina offre comunque una vitalità propria grazie all'affinamento e alla distribuzione nell'ambito della globalità del lavoro dei singoli "prestiti".
Sull'opera nascono pareri discordi, legati perlopiù a opinioni politiche differenti: Jennes, scrivendo a Holdsworth, il 3 febbraio, si mostra critico su tutta la linea: L'oratorio, come voi lo chiamate, contrariamente al solito non mi fa assolutamente desiderare di ascoltarlo. Sono stufo di cose senza senso e senza né capo né coda […] È un trionfo per una vittoria che non c'è ancora e, se il duca non la ottiene alla svelta, potrebbe non esserci neppure al momento dell'esecuzione […]
mentre il reverendo William Morris, in una lettera a Mrs Thomas Harris datata 8 febbraio 1746 scrive:
Ieri mattina sono andato a casa di Händel ad ascoltare le prove del nuovo Occasional Oratorio. È assolutamente degno di lui; […] le parole sono tratte dalle Sacre Scritture senza un ordine sistematico ma da vari passi e narrano della fuga dei ribelli e del nostro inseguimento. Se il duca non l'avesse trionfalmente spuntata, quest'oratorio non avrebbe potuto essere presentato: invece sarà eseguito in pubblico venerdì prossimo.
Pur nella sua brevità la partitura concentra i pensieri, le emozioni e i sentimenti di un popolo che grazie alla forza che gli viene garantita da Dio supera ogni miseria e viltà umana (I parte), pur avvertendo un vuoto di fede (II parte, che avrà il picco sublime con il coro dell'Halleluja), e incita l'esercito alla battaglia (III parte).
Definito da Domenico Torchi "uno dei migliori maestri che l'Italia abbia avuto e, purtroppo, ancora uno dei più dimenticati", erede della forte tecnica organistica di Frescobaldi e gloria della musica per organo di tutti i tempi, Domenico Zipoli (1688-1726) fu organista della chiesa dei Gesuiti a Roma dove pubblicò nel 1716, prima di dirigersi a Siviglia e poi in Argentina, la sua raccolta Sonate di intavolatura per organo o cimbalo, di cui il primo volume composto da pezzi per organo di carattere sacro applicabili all'ufficio della Messa: tra questi anche un'elevazione (momento nel quale si innalzano l'ostia e il calice) e un offertorio (preparazione del pane e del vino per la celebrazione eucaristica).
All'ufficio della messa sono dedicati anche alcuni pezzi (Praeludium zum Kyrie) / Fugetto nach der Epistel / Praeludium zum Sanctus / Unter der Wandlung (Cantabile) / Postludium minore nach dem Ite missa est) tratti dalla Quarta Missa per organo in sol maggiore del compositore tedesco Theodor Grünberger (1756-1820), autore di sei Orgelmesse, in stile galante, destinate alla celebrazione liturgica (la cui recente edizione, che comprende per la prima volta tutte le sei messe, ha reso finalmente accessibile l'opera nella sua completezza).
L'intensa produzione weimariana per clavicembalo di Johann Sebastian Bach (1685-1750) ha il duplice scopo di approfondire lo studio dei maestri italiani e di preparare il terreno alle grandi opere più tarde: questo stile immaturo del maestro consiste di tentativi, secondo Glenn Gould, che avrebbero portato la capacità contrappuntistica di Bach a svilupparsi verso il Clavicembalo ben Temperato (1722) e l'Arte della Fuga (1747). Tra le sei fughe composte nel 1709, la Fuga in la minore BWV 947, a quattro voci, tende a muoversi su continue progressioni armoniche più che elaborati contrappunti, puntando molto sull'incisività di un tema a note ribattute.
Quattro della ventina di figli di J. S. Bach si sono distinti a pieno merito come compositori, tra questi il secondogenito, celebre anche come clavicembalista e teorico, Carl Philippe Emanuel Bach (1714-1788) e il nono Johann Christoph Friedrich Bach (1732-1795), da non confondere con il primo cugino di Johann Sebastian, Johann Christoph Bach) virtuoso della tastiera. C. P. E. fu al servizio come primo clavicembalista alla corte berlinese di Federico il Grande di Prussia, accompagnando il monarca, flautista dilettante e compositore occasionale, quando si esibiva davanti ad un selezionatissimo pubblico. Composta nell'anno 1755 la Sonata per organo in sol minore Wq 70/6, suddivisa in tre tempi (Allegro moderato - Adagio - Allegro) è caratterizzata da una forte espressività, resa possibile dall'allontanamento rispetto al contrappunto classico e dal ritmo armonico lento, dove le note ribattute e le dissonanze in grande evidenza (nell'Adagio centrale) fanno percepire appieno la funzione patetica.
Johann Christoph Friedrich (autore dal cui linguaggio Mozart attinse a piene mani), apprese lo studio di organo e composizione direttamente dal padre; dal punto di vista compositivo non è difficile constatare la contiguità tra i modelli di scrittura delle sue produzioni cembalistiche e di un certo repertorio mozartiano, basti pensare all'Allegretto "Ah, vous dirai-je maman" con VXIII variazioni che J. C. F. Bach compose tra il 1785 e il 1790 circa, la cui melodia sarà resa nota proprio da Mozart (K625).
Poche parole per commentare il celebre Ave verum K 618, breve mottetto di sole 16 battute per coro misto, orchestra d' archi e organo che Wolfgang Amadeus Mozart (1756-1791) scrisse tra il 17 e il 18 luglio del 1791 per Anton Stoll, maestro di scuola e direttore di coro a Baden, nei pressi di Vienna (dove Kostanze si era recata per cure termali). Considerato uno dei momenti più alti del genio mozartiano per la maestria della sua struttura, la sua perfezione di modulazione e la condotta delle voci che portano ad un'intensificazione finale polifonica, l'Ave verum è basato sul testo eucaristico omonimo del XIV secolo e composto per l'occasione della solennità del Corpus Domini. L'Andante KV 616 in fa maggiore porta a soffermarsi su un altro aspetto della vita del maestro salisburghese e cioè il rapporto incostante e contrastato che ebbe con l'organo, strumento principe della celebrazione liturgica: benché all'inizio della carriera numerose furono le lusinghe elargite all'enfant prodige a seguito delle numerose esibizioni nelle chiese di varie città d'Europa, "il cuore di Mozart non si infiammò mai di vero amore per la voce dell'organo, tanto meno la mancata passione potè accendersi negli anni della sua piena maturità artistica" (Faravelli). Esiguo risulta l'elenco di opere che sintetizza la storia della sua dedizione verso lo strumento ecclesiastico per antonomasia: oltre al già citato Andante, una ventina di sonate da chiesa, una parte in obbligato in una messa del 1776 (la cosiddetta Orgelsolo-Messe, KV 259) e alcuni accompagnamenti a Lieder spirituali e massonici.

Irene Biondi

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